Il dubbio, come un genitore riconosce i campanelli di allarme.






Eccoci di nuovo qui, inizia il nostro secondo post!

L'argomento di oggi è molto interessante, specialmente perché risponde ad un interrogativo molto importante:

"<mio figlio è autistico?>" 

Forse sei qui perché ti stai ponendo la stessa domanda, forse per semplice curiosità, l'importante è parlarne perché l'autismo è una condizione diffusa e l'informazione e la sensibilizzazione sono alleati fondamentali.

Vorrei condividere con voi come noi genitori abbiamo vissuto e preso consapevolezza della condizione del nostro bambino; col senno di poi guardandoci indietro siamo stati in grado di riconoscere i vari segnali che all'epoca non abbiamo colto. 
Questo articolo vuole essere di aiuto a chiunque pensi di trovarsi in una situazione analoga alla nostra.

Partiamo dai primi 6 mesi di vita, Stefano non mostrava comportamenti visibilmente anomali, dalle visite pediatriche lo sviluppo delle abilità era perfettamente in linea con l'età. 
Ciò che noi genitori abbiamo riconosciuto in modo retroattivo sono state delle crisi di pianto (spropositate) in correlazione ad un particolare evento, fosse una luce troppo forte o un rumore particolare. 
I biberon erano un problema, perché come sapete ogni biberon ha una differente tettarella in funzione dell'età del piccolo, nei primi sei mesi ci sono almeno 2/3 step in cui andrebbe cambiata e non facendoci caso noi genitori abbiamo acquistato diversi modelli di biberon. 
Il risultato è stato un rifiuto molto forte e categorico a bere il latte da quel particolare biberon, come dicevo sopra spesso accompagnate da forti crisi di pianto. 
In ultima battuta avevamo notato la tendenza del bambino nel fissare il movimento delle proprie dita mentre giocava muovendole.

Al primo anno di vita Stefano era in grado di reggersi in piedi e camminare come è normale che accada ai bambini di quell'età.
La parola era completamente assente, comunicava solo mediante vocalizzi o pianto. Non aveva ancora imparato ad indicare col ditino ciò che voleva, pertanto qualsiasi cosa non voluta si trasformava in una crisi isterica di pianto (sono stati momenti particolarmente frustranti perché ogni rifiuto era una tragedia e l'unico modo era procedere per tentativi!). 
Per quanto riguarda lo svezzamento avevamo già notato all'epoca una selettività cromatica degli alimenti, mangiava volentieri tutte quelle pietanze di colore giallo, mentre rifiutava (in maniera decisa) tutte quelle di altro colore.
Nel gioco abbiamo cominciato a notare delle piccole stranezze, aveva sviluppato una piccola ossessione nei confronti delle rotazioni. Se un gioco aveva una parte rotante o poteva essere fatto rotare, lui si fissava solo su quel dettaglio, andando avanti per dei minuti ad osservare la rotazione per poi reagire in maniera spropositata nel momento in cui lo si cercava di far cambiare attività.

Il secondo anno di vita complice la crescita è stato l'anno in cui abbiamo notato il maggior numero di dettagli. La parola ha continuato ad essere assente e solo verso la fine dell'anno siamo riusciti a lavorare per fargli imparare a scegliere tra due alternative. 
Sono aumentati versi ed ecolalie (ripetizioni continue di vocalizzi o versi), non diceva nemmeno "mamma" o "papà". Era anche quasi assente la risposta quando lo si chiamava per nome, era come se non sentisse.
La selettività alimentare ha visto aggiungersi anche una difficoltà nel masticare i cibi più solidi, abbiamo dovuto continuare a proporre pappe frullate.
Nella sfera dei movimenti abbiamo notato che nonostante corresse era presente una certa goffaggine, tendeva ad inciampare nei propri piedi, sbattere contro gli oggetti ed a correre sulle punte dei piedi.
Abbiamo notato una particolare ossessione nel modo in cui fissava gli oggetti, chiudeva un occhio e ne seguiva il perimetro (magari emettendo qualche verso o vocalizzo).
Per quanto riguarda il gioco invece oltre alle rotazioni è stato il periodo di fissazione nel mettere i giocattoli in fila uno di fianco all'altro o uno sopra l'altro formando altissime torri, tutto normale fin qui! se non nelle crisi esagerate nel momento in cui venivano toccate per essere spostate o sistemate.
Lo scoglio più complicato del secondo anno di età è stato il poter uscire di casa, Stefano ogni qualvolta veniva portato fuori casa (al centro commerciale o in centro città) reagiva in maniera molto negativa all'ambiante circostante. Portava le mani alle orecchie ed emetteva dei grossi strilli o dei grossi pianti nervosi. Questa fase purtroppo ci ha portati a chiuderci in casa e valutare ogni singola uscita per evitare il presentarsi di crisi.

Questi due anni di vita (specialmente il secondo) ci hanno portato grossi carichi di stress ed  interrogativi sulla condizione di nostro figlio. 
Un genitore generalmente non vuole nemmeno pensare che certe cose possono accadere al proprio figlio, ma è stato proprio questo a motivarci ed a prendere consapevolezza che la scelta giusta da fare fosse richiedere il parere di un esperto!

Ovviamente le cose che trovate scritte sopra sono frutto della nostra esperienza con Stefano, ma certi campanelli d'allarme sono piuttosto comuni nei bambini nello spettro.
Le prime diagnosi vengono svolte consultando i genitori e discutendo i comportamenti del bambino, quindi la vostra opinione è importante!
Fate caso alle reazioni del vostro piccolo, se le trovate più o meno adeguate alla situazione, per esempio: se quando rifiuta qualcosa lo fa piangendo come se stesse provando un forte dolore. 
Ponete attenzione nel modo in cui utilizza i giocattoli, Stefano ha cominciato verso i 4 anni ad usare i giocattoli in modo appropriato, per esempio se ha una biciclettina si concentra sulla rotazione delle ruote o dei pedali.
Ma non dimentichiamoci la cosa più importante!!!  (per voi ma soprattutto per il bambino) se avete un dubbio non abbiate paura ad affrontarlo, perché prima si comincia a lavorare col piccolo prima si ottengono risultati! 
Diversamente vi sarete tolti un grosso peso dallo stomaco.

Grazie per la lettura, a presto!

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